EUROPEISTI – Maie – Centro Democratico

Senato: sciolto gruppo Europeisti Maie per mancanza numeri

ROMA, 30 Marzo 2021 – Il gruppo Europeisti Maie del Senato è stato sciolto per insufficienze numerica. Lo ha comunicato in apertura dei lavori di Aula il presidente di turno Ignazio La Russa.
“A seguito del passaggio in data 29 marzo dei senatori Merlo e Cairo al gruppo Misto – ha spiegato La Russa – viene meno il requisito di consistenza numerica per la costituzione del gruppo parlamentare Europeisti maie centro democratico. Il gruppo è pertanto dichiarato sciolto”. (ANSA).

Lettera del Presidente del Gruppo

30 Marzo 2021 – Buongiorno Colleghi, vi confermo di aver saputo ieri sera dalla Presidente Casellati della ricezione di una lettera con la quale Merlo e Cario ufficializzano la loro uscita dal nostro Gruppo “con effetto immediato”.
A norma del par. 6 art. 14 del Regolamento del Senato, per mancanza del numero minimo di 10 componenti, il Gruppo “EUROPEISTI – MAIE – CENTRO DEMOCRATICO” è quindi sciolto, con tutti i conseguenti effetti.
Mi spiace molto. Ringrazio sentitamente tutti gli otto colleghi che hanno sinceramente ed attivamente creduto in questa iniziativa politica.
In altre sedi ed in tempi opportuni, propongo di valutare insieme le eventuali modalità per proseguire -in un’altra veste- l’impegno politico europeista.

Raffaele Fantetti

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Manifesto per un europeismo federalista, fattivo e responsabile

L’Europa rappresenta l’orizzonte politico naturale dell’Italia, che è stata tra i paesi fondatori delle allora Comunità europee e che ha contribuito al suo concepimento attraverso il pensiero e l’azione politica di padri fondatori come Alcide De Gasperi e Altiero Spinelli. Nell’Unione Europea, il nostro Paese trova l’alveo istituzionale e normativo che ne garantisce un protagonismo internazionale più incisivo e l’ancoraggio ai valori della pace, della democrazia, dello stato di diritto e delle libertà fondamentali. Oggi, a settant’anni dai Trattati di Roma, è fondamentale ribadire l’adesione morale e politica allo spirito europeista. Adesso che l’Unione Europea, in concomitanza con uno dei momenti più difficili per la storia comune europea determinata dell’emergenza pandemica e alle sue ricadute economiche e sociali, ha scelto la lungimirante strada della solidarietà sentiamo ancor di più l’urgenza che a questa svolta storica corrisponda il nostro impegno politico chiaro a favore del progetto europeo.

La scelta europeista, sebbene iscritta nel DNA della nostra storia, non può darsi per scontata. Essa è stata messa a dura prova dalle crisi del nostro immediato passato, da quella economica e finanziaria del 2008-2010 alla percepita mancanza di solidarietà per fronteggiare i flussi migratori nel 2015-2016 fino al drammatico esempio della Brexit. Di questo hanno approfittato le forze euroscettiche e radicali che in tutto il continente, e anche nel nostro Paese, si sono impossessate del dibattito pubblico sull’Europa, facendo leva sulle legittime paure dei cittadini nei confronti di minacce alla loro sicurezza, al loro benessere, ai loro valori. Questo ha fatto vacillare la fiducia nelle istituzioni europee, spesso percepite come distanti o poco comprensibili, e ha messo in discussione la nostra comune identità europea.

Noi siamo convinti che le dinamiche tra la dimensione statuale e quella sovranazionale europea siano un argomento di cui la politica si debba riappropriare. In luogo di un europeismo “facile” vorremmo incarnare un modello che passi per la consapevolezza che nulla in Europa viene fatto senza l’impegno e le rinunce culturali degli stati membri. È grazie a queste rinunce che anche noi rafforziamo un discorso comune.

La crisi politica in Italia ha richiamato alla responsabilità tutte quelle forze politiche che si riconoscono nei principi ispiratori del progetto europeo e nell’ambizione di un’Europa più integrata e vicina ai cittadini. È necessario rinnovare con convinzione questo ancoraggio europeo per dare concretezza politica ad un’aspirazione ideale. L’europeismo deve diventare una bussola per orientare l’azione di governo e per compiere scelte cruciali per il futuro del nostro Paese, con coerenza e senza tatticismi. Un europeismo solo formale o dettato dall’opportunismo politico non darebbe all’Italia le opportunità di cui ha bisogno e si risolverebbe in una semplice copertura per divergenze e fratture tra le principali forze politiche.

Per questo serve uscire dalla dimensione declaratoria e da una visione che fa dell’Europa una matrigna severa o un benefattore distante a seconda delle circostanze. È tempo per l’Italia di prendere in mano il proprio destino e farsi artefice di un processo di integrazione e unità europee in linea con i propri interessi nazionali. La valutazione lucida delle nostre priorità di azione dovrà sostanziare una nuova agenda europea ambiziosa, e allo stesso tempo porre le basi per il consolidamento delle nostre alleanze tradizionali, con i paesi amici e all’interno delle famiglie politiche europee che lavorano per obiettivi comuni.

L’Europa ci offre oggi un’occasione storica di cambiamento e di costruzione della resilienza che servirà alle future generazioni per vivere in un Paese all’altezza delle sfide, digitale, verde, equo e innovativo. Dobbiamo cogliere le opportunità che il piano Next Generation EU ci presenta, mettendo in atto politiche lungimiranti e garantendone la realizzazione attraverso una governance inclusiva ed efficiente. Non possiamo tradire un impegno sviluppato nel corso dei decenni e che trova nelle iniziative coraggiose lanciate di recente dalle istituzioni di Bruxelles il suo compimento naturale. È il momento per un europeismo federalista, fattivo e responsabile che possa assicurare all’Italia un ruolo da protagonista nel futuro dell’Unione.

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